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Gemme al microscopio: lapislazzuli, la gemma dei Faraoni

Gemme al microscopio: Lapislazzuli, la gemma dei Faraoni

Focus su una delle gemme più antiche.

Il lapislazzuli (e non “lapislazzolo” come qualcuno insiste a chiamarlo) è una delle gemme più antiche nel panorama della Gioielleria e dei preziosi.

Il suo utilizzo viene fatto risalire addirittura al V secolo a.C. Ne sono testimoni i diversi reperti trovati nelle piramidi. Gli Egizi, infatti, amavano creare gioielli e abbellirli con questa pietra molto particolare. L’accostamento dei colori dovuti alle inclusioni superficiali di pirite e calcite, evocano l’aspetto di un misterioso cielo notturno costellato dagli astri tanto cari agli antichi.

Il Lapislazzuli è composto principalmente di lazurite, ed è generalmente blu azzurrato, ma a seconda della quantità di calcite che contiene può assumere anche sfumature più chiare.

Fu prezioso come e più dell’oro

La sua particolarità, unita anche all’illusione (sostenuta erroneamente ancora ai nostri giorni da qualche gioielliere) che contenga pagliuzze d’oro, ne ha fatto lievitare il prezzo in passato, fino a raggiungere quello del prezioso metallo giallo. In realtà, seppure conferendo pregio alla gemma, le inclusioni dorate e superficiali sono dovute alla pirite.

Vi fu un periodo in cui l’uso del lapislazzuli fu così ambìto che non vi fu tomba di re che non contenesse gioielli con incastonata almeno una di queste gemme.

I Medici stessi ne acquistarono in quantità, e non solo come gioielli ma anche come suppellettili. Michelangelo Buonarroti ne fece uso per creare gli splendidi colori che ornano la Cappella Sistina.

Il Lapislazzuli si trova principalmente in Afghanistan, di cui sono notissime le miniere di Sar-e-Sang, citate anche ne Il Milione da Marco Polo, ma si rinviene anche in Cina e in Cile. In Italia possiamo vantare miniere in Campania e nel Lazio.

Le caratteristiche gemmologiche

Non è una pietra molto dura, il suo grado arriva solo a 5,5 nella scala Mohs, e presenta una densità pari a 2,75 gr/cm, e quindi superiore alla lazurite pura (2,38/2,45) e al calcedonio (2,65).

La sua lucentezza è “terrosa” e in caso di lucidatura particolare può essere “oleosa”. Alla fluorescenza si presenta giallo-rosa a chiazze. Particolare la sua formula chimica: (Na,Ca)8[(SO4/S/Cl)2/(AlSiO4)6] + Fe2+  

Si distingue per assenza di sfaldatura e si frattura in modo irregolare.

Proprietà curative e magiche

Proprio per il suo aspetto “misterioso” e intrigante, il lapislazzuli è utilizzato molto in Cristalloterapia e gli vengono anche attribuite proprietà magiche.

Per chi si affida alle proprietà terapeutiche delle gemme e dei minerali, sarebbe benefico per laringe e problemi della gola in genere, ma anche per migliorare il ritmo sanguigno e ottimizzare la pressione sanguigna. È utilizzato anche per regolare il ciclo mestruale, alleviare l’insonnia, placare il fastidio della puntura degli insetti e contro le vertigini.

Per gli orientali lavorerebbe sul chakra e sul terzo occhio, rendendo il portatore più calmo e equilibrato.

Coloro che praticano questi usi sono soliti “caricare” la gemma esponendola ai raggi della Luna o con le tecniche reiki.

Voglio sottolineare che le proprietà terapeutiche e magiche non trovano alcun riscontro presso la comunità scientifica.

Uso e manutenzione

In gioielleria il lapislazzuli è molto utilizzato, particolarmente in lavori ispirati all’antico o in quelli di arte contemporanea in cui ha trovato una nicchia di prestigio.

Viene solitamente incastonato su anelli o utilizzato per collane e viene tagliato prevalentemente a cabochon o a sfera. È possibile trovare gemme che abbiano subito trattamenti e abbellimenti, soprattutto mirati a nascondere fratture superficiali.

La manutenzione di questa gemma prevede praticamente solo la sua pulizia e la lavatura in acqua corrente e al massimo con un detergente non invasivo. Proprio per la sua natura va evitato l’utilizzo di ultrasuoni. Anche lasciare troppo la pietra in immersione è sconsigliabile. È invece una buona abitudine far provvedere alla lucidatura di quelle gemme che non devono restare opache per motivi estetici, da un buon orafo.

 

Enrico Cannoletta
Tecnico orologiaio e gemmologo diplomato presso il Gemological Institute of America specializzato in orologeria meccanica e storia dell’orologeria, è stato uno dei primi tecnici in Italia esperti nella riparazione degli orologi a quarzo analogici, LED e LCD. Titolare insieme al figlio Emanuele della storica Gioielleria Cannoletta di Sanremo fondata da suo padre Antonio nel 1949 e Consulente Tecnico del Tribunale di Sanremo per il settore Preziosi. Collabora da diversi anni con il Blog degli Orologi, il Blog dei Gioielli e altre testate specializzate.
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