Nuovo corso HRD su Rubini, Zaffiri e Smeraldi

septÈ stato confermato per i giorni da lunedì 15 a venerdì 19 settembre a Milano il nuovo corso specialistico HRD Antwerp dedicato alle nuove frontiere dell’identificazione di Rubini, Zaffiri e Smeraldi, sulla base dei recenti e impegnativi trattamenti, e tenuto dalla Dr.ssa Sabina Belloni.

L’istituto gemmologico belga è tra quelli di altissimo livello che hanno più a cuore la divulgazione e l’approfondimento in materia gemmologica, per creare una professionalità ineccepibile tra i Gemmologi, impegnati in modo sempre più pressante nella separazione delle gemme naturali da quelle arricchite artificialmente o totalmente artefatte.

Il mercato risulta infatti fortemente influenzato dall’inserimento di gemme trattate in maniera sempre più tecnica, in virtù delle nuove tecnologie di laboratorio, e sebbene alcuni dei produttori ne dichiarino apertamente le caratteristiche e le chiavi di lettura, non è infrequente trovarsi in possesso di materiale ritenuto naturale, ma che in realtà non lo è.

La Storia della Gioielleria insegna che ogni introduzione di materiale sintetico, suscita nell’immediato una contrazione del mercato, per il diffuso timore di incorrere in sintetici o trattati, ma già nel breve termine la situazione si evolve a favore di una forte richiesta di naturale, divenuto quindi appetibile e prestigioso.

La chiave di separazione tra pietre di laboratorio e naturali è quindi determinante per i professionisti, ed ha visto affermarsi in modo ormai perentorio la figura del Gemmologo, il quale non sempre è identificabile nella stessa persona del venditore.

Tutti i laboratori di analisi e gli Istituti Gemmologici mondiali, non cessano di raccomandare all’acquirente di richiedere una documentazione o una certificazione attendibile al momento dell’acquisto di una più gemme, siano esse “sciolte” o incastonate su gioielli, senza le quali l’acquisto sarebbe sicuramente a rischio.

Purtroppo, o per fortuna a seconda dei punti di vista, il mercato stesso ha selezionato una serie piuttosto esigua di Istituti Gemmologici, laboratori o Gemmologi indipendenti che riscuotono la fiducia a 360°, e tra i quali HRD Antwerp figura ai primissimi posti.

Il documento che accompagna le gemme deve avere quindi alcuni specifici requisiti, oltre all’attendibilità di chi lo emette, ovvero il rendere la gemma riconoscibile e identificabile attraverso le caratteristiche ottiche e descrittive, nonchè da quei parametri chimici e fisici che solo un gemmologo può rilevare.

A questo proposito il corso organizzato da HRD Antwerp per settembre prossimo assume un importanza notevole, vuoi per l’attualità della materia trattata, sia per la delicatezza dell’argomento, molto sentito tra gli addetti ai lavori, che con le loro analisi mettono in gioco lka loro immagine e la loro professionalità ogniqualvolta firmano un documento.

I Gemmologi iscritti al Collegio Italiano Gemmologi devono infatti sottostare ad una normativa molto rigida che tutela il proprietario della gemma in modo inequivocabile. Essi sono tenuti a possedere in dotazione un numero importante di strumenti i quali devono essere aggiornati secondo standard dettati dal Collegio stesso, e devono sottoporsi a stage di aggiornamento continui.

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Inhorgenta, le nuove frontiere della Gioielleria

L’articolo di oggi, nell’ambito della rubrica Il Laboratorio di Enrico, è dedicato all’annuale edizione di Inhorgenta, la Fiera di Monaco di Baviera dedicata alla Gioielleria ed al mondo dei preziosi, che si è appena conclusa .

A differenza di tutte le altre manifestazioni di settore, Inhorgenta si distingue per l’universalità delle proposte, e per essere particolarmente frequentata dai giovani creatori di moda.

Esempio di lavorazione "Kumboo"

Esempio di lavorazione “Kumboo”

Anche nel corso di questa edizione, infatti, il padiglione C2, ovvero quello che ospita le Scuole di Alta Gioielleria e le tecniche realizzative più avanzate, ha riscosso un successo di pubblico eclatante.

La Gioielleria moderna vive in questo periodo una fase di gestazione culturale e artistica, resa significativa dalle idee e dalle realizzazioni estetiche di alto valore culturale e concettuale, grazie all’apporto dei giovani orafi emergenti.

Il settore ha introdotto nel linguaggio usuale termini come “Kumboo” e “Mokume Gane”, per citarne solo un paio, che riscoprono e/o lanciano tecniche elaborate che stupiscono per l’originalità delle creazioni.

Per riferire circa la difficoltà delle nuove realizzazioni ci si può riferire alla tecnica “Kumboo” illustrata nella foto sotto il titolo, la cui valenza cromatica non avviene mediante colorazione, ma con la sofisticata lavorazione e l’imparentamento dei metalli.

In questo ambito l’Accademia delle Arti Orafe di Firenze, guidata da Giò Carbone, recita una parte fondamentale, ma si deve prendere atto che gli Orafi Italiani non costituiscono più la maggioranza assoluta, per cui si stanno specializzando, nel nostro Paese, ragazzi di tutto il mondo, con una partecipazione consistente proveniente da Cina, Corea, Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna.

A Inhorgenta l’Accademia delle Arti Orafe ha esposto alcune tra le opere più significative di un gruppo di giovani talenti emergenti, tra cui spiccano gli Italiani Emanuele Cannoletta e Luca Ferrari.

Tra gli alunni stranieri della Accademia fiorentina, ricordiamo Cao Ming Hai, e la statunitense Sarah Ruth Owen, dal North Carolina, che ha esposto per la prima volta in un proprio stand.

Molto successo di pubblico è stato riscontrato nel padiglione riservato alle pietre sciolte.

In questo settore Inhorgenta costituisce un motivo importante di esposizione da parte delle aziende specializzate provenienti un po’ da tutto il mondo.

Affianco alle ditte specializzate nel commercio del Diamante, con una presenza significativa di aziende associate alla Borsa di Anversa, sorgono nei saloni della Fiera di Monaco innumerevoli realtà che propongono le gemme di colore. Tra queste la parte del leone la fa sicuramente Ruppenthal, con il suo enorme stand zeppo di visitatori, i quali circolano con vassoi e prezziari in mano, fino alle scelta definitiva e il successivo pagamento degli acquisti.

L’assortimento di pietre preziose che si può trovare a Inhorgenta è veramente di grande quantità, con una scelta che parte dall’economico finno ai pezzi con valore elevatissimo.

Come ogni anno, presso il padiglione A2 si possono trovare le aziende specializzate in fornitura di attrezzi e strumenti, all’interno dei cui stand appaiono tutte le novità tecnologiche legate alla creazione della gioielleria.

Quest’anno è stato caratterizzato dalle nuove tecniche di produzione, con i vari metodi di creazione di resine e stampi.

Non manca, ovviamente, quello che è il settore trainante del settore, ovvero il comparto dedicato alle maison orafe e dell’Alta Gioielleria. In questo senso Monaco è sempre stato un feudo delle aziende del Nord e dell’Est Europa, che occupano, rispetto ad esempio alle Fiere di Basilea e di Vicenza, il maggior numero di stand rispetto a maison Italiane. Queste ultime, comunque sono ben visibili e molto evidenziate, segno di una vitalità di mercato e di un prestigio che non tramontano.

Un ultimo accenno va fatto al settore Orologiero e a quello del packaging, che risultano sottodimensionati rispetto agli altri comparti, e che sono presenti, in particolar modo il primo dei due, solo in virtù dell’importanza strategica e distributiva in Europa della Germania.

Per concludere si può sicuramente affermare che Inhorgenta ha confermato di gran lunga le aspettative, e che si sta sempre più ritagliando una propria identità sul mercato dei preziosi, legato all’innovazione e alla cultura estetica, segno premonitore annuale di una tendenza del mondo dei preziosi ad un mutamento costante e significativo, il quale riserverà per il futuro molte sorprese e soddisfazioni.

 

HRD Anversa, nuova sfida al diamante sintetico

HRD Anversa, uno tra i Laboratori Gemmologici che dettano legge nel mondo per competenza e peso scientifico, ha indetto un seminario presso il Centro Culturale Milanese, in Via Zebedia a Milano.

Hrd Anversa

L’appuntamento, gratificato dalla presenza del Trainer Internazionale del Laboratorio Belga, Dr. Peter Bostoen e organizzato il 14 Ottobre scorso dalla bravissima Dr.ssa Sabina Belloni, Responsabile per l’Italia di HRD, ha avuto un successo notevole, con la partecipazione di Gemmologi, Professionisti del settore, Giornalisti e Gioiellieri provenienti da ogni zona d’Italia.

L’argomento trattato è di quelli scottanti per attualità e delicatezza, come in tutte le circostanze in cui si affacciano sul mercato nuovi trattamenti o nuovi tipi di sintetico.

Per l’occasione il Dr. Bostoen ha mostrato con dovizia di particolari lo stato attuale della Gemmologia inerente ai trattamenti dei diamanti, per migliorare il colore o la purezza, ma si è concentrato soprattutto sull’illustrazione dei moderni sintetici HPHT o CVD.

La giornata è iniziata con l’accoglienza e la registrazione degli intervenuti, per poi immergersi direttamente nei lavori, che Peter Bostoen ha condotto con grande abilità e sicurezza.

Come consuetudine di HRD, i dati diffusi sono molto precisi e privi di reticenze, anche per fare il punto su un mercato che sempre più ha bisogno della certezza circa la natura del materiale trattato.

Il Laboratorio Belga, insieme a IGI Anversa e a Gemological Institute of America segue la linea dura nel caso della denuncia di trattamenti o artefatti, tanto è vero che per la dichiarazione di alcuni tipi di pietre trattate, viene rifiutata l’emissione del Certificato, il quale viene sostituito da un foglio di Dichiarazione della natura della Gemma.

Attualmente i trattamenti rivolti al miglioramento della purezza, sono suddivisi in due categorie sostanziali, ovvero la perforazione a laser e il riempimento con vetro ad alto contenuto di piombo.

Nel primo caso ci si limita a bucare la gemma per poter raggiungere le inclusioni più penalizzanti, le quali vengono “sciolte” con appropriati acidi a seconda della natura stessa dell’inclusione.

Il foro praticato con il laser ha recentemente abbandonato la forma lineare per divenire a zig-zag, in modo da apparire quasi come una frattura.

Ancora più sofisticata la tecnica del riempimento, attraverso la quale, dopo aver eliminato le inclusioni, nel foro viene inserito vetro a composizione tale da risultare di una rifrazione simile a quella del diamante.

Riguardo ai trattamenti rivolti al miglioramento del colore, le comunicazioni del Dr. Bostoen sono state particolarmente illuminanti anche in relazione alle varie tecniche adottate, che partono dall’irraggiamento, il quale viene considerato con estremo scrupolo ed attenzione da parte dei Laboratori Internazionali, ma anche dai Gemmologi in genere.

Pur senza creare panico ingiustificato è onesto riferire che pur essendo il diamante inattaccabile sotto il punto di vista della contaminazione radioattiva, altrettanto non si può dire per le sue eventuali inclusioni, le quali assorbono radioattività dal trattamento. In questo caso HRD enuncia chiaramente la situazione e il relativo trattamento.

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Emanuele Cannoletta al Fresh Metal 2013

Significativa presenza di Emanuele Cannoletta al Fresh Metal 2013, con una realizzazione di rara creatività che ha riscosso notevoli consensi e l’attenzione degli organizzatori, i quali hanno voluto complimentarsi personalmente con l’orafo Italiano.

Il gioiello, un paio di polsini che ricalcano la nuova tendenza di interpretazione, la quale vuole i gemelli non più identici ma spaiati, consiste in uno “Smoker’s Survivor Kit” e possono essere ammirati in questo video realizzato dagli organizzatori. Il filmato partirà cliccando sull’immagine.

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Uno dei due gemelli funge da distributore che contiene un rotolino di cartina comunemente disponibie in commercio, dal quale si può ricavare il necessario per la sigaretta. L’altro invece è in effetti un contenitore per i filtri.

Nonostante la funzione estremamente pratica, Emanuele è riuscito a rendere il gioiello molto elegante e moderno, con una forma sinuosa e molto accattivante.

I gemelli “non gemelli”, ovvero differenti l’uno dall’altro, costituiscono una grande difficoltà per il progettista, il quale deve salvaguardare comunque l’attinenza di forma e concetto costruttivo tra uno e l’altro, in modo che la differenza tra i due sia esteticamente accettabile e che venga conservato un filo conduttore che li unisca.

Tecnicamente poi, la difficoltà consiste nel rendere fattibile e reale l’idea astratta del designer (che nel caso di questo gioiello coincide con l’orafo), in un gioiello che rispecchi sia l’identità del progettista, che i canoni comuni della portabilità.

Emanuele, 26 anni e una laurea in Architettura conseguita a Genova con Specializzazione ottenuta a Barcellona, è uno dei 3 orafi Italiani attualmente impegnati nel corso del secondo anno dell’Accademia delle Arti Orafe di Firenze, la Scuola Internazionale che contribuisce a garantire continuità alla professione orafa, ed è frequentata da alunni provenienti da tutti i Paesi del Mondo.

Quella dell’Orafo è una delle professioni di cui in Italia si sta perdendo la tradizione, pur essendo ancora oggi il nostro Paese quello più considerato come creatività e capacità di realizzazione.

Purtroppo sono sempre meno i giovani che vi si dedicano con serietà e costanza, ma soprattutto raggiungendo anche una preparazione accademica, ormai indispensabile per la complessità di realizzazione delle nuove leghe e il conseguente loro trattamento.

L’Accademia delle Arti Orafe di Firenze svolge quindi un’opera di conservazione importantissima delle nostre tradizioni, che risalgono addirittura al XII secolo e che hanno visto l’affermazione di quello che viene considerato il più abile Orafo di tutti i tempi: Benvenuto Cellini.

Con questa realizzazione Emanuele, come già anticipato, ha suscitato la curiosità ed il consenso di organizzatori e visitatori, ricevendo pubblicamente molti complimenti e il pronostico di una fortunata carriera.

L’orafo Sanremese, che sta acquisendo una maturità a 360° con perfezionamenti nell’arte dell’incisione, dell’incassatura, nel taglio delle gemme e nelle tecniche di realizzazione più elaborat, era già assurto alla ribalta delle cronache di settore qualche mese orsono, con la sua specializzazione nel Mokume Gane, la difficilissima tecnica giapponese già adottata nel medioevo dagli orafi nipponici che lavoravano anche sulle preziose katane dei Samurai, e che viene ottimizzata da pochissimi orafi al mondo. Su questo argomento su Emanuele si erano concentrate le telecamere televisive del canale specializzato del settore TVA Vicenza – Sky 832.

Il giovane Cannoletta ha in progetto, terminando gli studi, di proseguire l’attività nell’azienda di famiglia, ovvero presso Cannoletta Antica Gioielleria, con creazioni proprie nell’ambito della Gioielleria e nel supporto alla clientela.

Tecniche avanzate: il Mokume Gane

Definita solitamente la “tecnica dei Samurai”, per la sua attinenza storica e geografica, il Mokume Gane è in effetti un tipo di lavorazione dei metalli ad uso estetico che nasce nel medievo nipponico, e certamente ha adornato le preziose Katane dei leggendari guerrieri giapponesi.

Si tratta di una tecnica che dona al metallo una trama lignea e viene realizzata senza l’ausilio della saldatura.

Attualmente, nel mondo intero, sono pochissimi gli orafi specializzati in questa procedura.

Alla recente fiera espositiva di Monaco di Baviera, Inhorgenta, soltanto uno stand ha esibito alcuni pezzi lavorati in Mokume Gane, a conferma della sua difficoltà realizzativa.

In Italia, tra chi sta approfondendo la conoscenza di tecniche estreme e alternative c’è Emanuele Cannoletta, studente presso l’Accademia delle Arti Orafe di Firenze, al quale dobbiamo tutte le informazioni che hanno consentito la stesura di questo articolo.

Emanuele Cannoletta

Emanuele Cannoletta (nda: permettete il sano orgoglio di padre – è il figlio di chi scrive), è nato a Sanremo il 26 agosto 1987. Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico, ha intrapreso gli Studi di Architettura, e precisamente in Urbanistica, conseguendo la Laurea di Primo livello all’Università di Genova, e successivamente la Specialistica in Spagna a Barcellona.

Nella città di Gaudì, Emanuele ha maturato una chiara concezione del “bello”, non solo sotto l’aspetto estetico, ma anche e soprattutto sotto l’accezione tecnica.

Tornato in Italia e intenzionato a proseguire l’attività di famiglia, frequenta l’Accademia Orafa e approfondisce i temi salienti della Storia dell’Oreficeria e delle tecniche costruttive del Gioiello.

Riportiamo qui in seguito l’insolita intervista di un padre al proprio figlio:

D.: Come potresti descrivere brevemente le caratteristiche costruttive del Mokume Gane?

R.: Accademicamente si tratta di una lastra di metallo composta da 12 strati di metallo che in origine hanno lo spessore complessivo di mm. 10. Riferendoci al campione illustrato in fotografia abbiamo 6 strati di argento alternati a 6 strati di Shibuichi, una lega binaria di argento e rame che presenta la caratteristica di reagire in modo molto sensibile ai trattamenti di “patinatura” assumendo colorazioni che variano dal verde al blu.

D.: Come avviene la trasformazione di questo grezzo nel semilavorato concepito con questa tecnica?

R.: Il procedimento prevede la realizzazione di un blocco unico in modo che reagisca come un elemento singolo. La peculiarità di questa tecnica è che i vari strati di metallo si imparentino senza  l’utilizzo della saldatura, ma attraverso una tecnica di fusione superficiale che accorpa tra loro le lastre.

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