RETICOLAZIONE: una tecnica di lavorazione artistica dei metalli

RETICOLAZIONE:

Nel mondo della lavorazione artistica dei metalli esistono molte tecniche particolari ed affascinanti che si stanno poco a poco perdendo divenendo sempre più rare e sconosciute.
A tutela della loro memoria, e con il fine di avvicinare quante più persone possibili alla ricerca di tali processi inusuali, trattiamo oggi della RETICOLAZIONE.

La reticolazione è una tecnica che viene utilizzata principalmente sull’argento, genera un pattern irregolare e spontaneo sulla superficie della lastra sulla quale viene realizzata e ci permette di ottenere un effetto raggrinzito molto simile all’aspetto delle montagne raffigurate su una mappa cartografica.

Se realizzata con tutti i crismi e seguendo pedissequamente i punti salienti sotto descritti, il risultato sarà evidente ed omogeneamente diffuso.
Al termine della descrizione del processo indicheremo altresì alcune semplici finiture volte ad evidenziare la trama e rendere ancora più accentuata la presenza della reticolazione sul gioiello.

Tra le tecniche inusuali, la reticolazione, è classificabile come di difficoltà medio-bassa, non richiede eccessiva maestria nel maneggiare la fiamma come può essere per la granulazione ma non è proprio di primissimo approccio come può essere per il Keumbo.
Fondamentale per ottenere un ottimo risultato è sicuramente la preparazione che sta a monte della pratica, non è possibile ottenere un pattern omogeneo ed evidentemente accentuato se si commettono specifici errori di preparazione, per tale ragione elencheremo e spiegheremo ogni passaggio curandoci, di volta in volta, di indicare gli errori più comuni da evitare durante ogni passaggio.

Innanzitutto è necessario spendere qualche parola relativamente al titolo della lega da utilizzare: si trovano sul web tutorial e blog che aprono il mondo della reticolazione a tutti i tipi di metallo, l’effetto risultante è però molto spesso deludente, mischiando pochi e vagamente accennati punti di reticolazione ad ampie zone dove il metallo appare sciolto o bruciato.

Per esperienza personale consiglio vivamente di utilizzare una lega in argento a titolo 820/1000.
La buona reticolazione “cammina”, al momento della sua realizzazione, in maniera quasi indipendente ed il pattern ci appare evidente e non confondibile con qualsiasi altra lavorazione.

Procediamo per gradi:

– La LEGA:

Realizzare una lega a titolo controllato:
come appena detto, il mio consiglio (specie per i neofiti) è quello di fare una lega in Argento a titolo 820, il che significa, ipotizzando di fare una lastra da 10gr, mettere 8,2gr di Ag ed i restanti 1,8 gr di Cu.
Possiamo tranquillamente dire che se si sbaglia a fare il titolo della lega ci sarà un’altissima probabilità di fallire nel realizzare la reticolazione.

– La PREPARAZIONE:

Portare a dimensione:
Ottenuta la nostra lega da 820/1000 procediamo laminando il nostro “lingottino” ricordandoci, pian piano che si tira il metallo, di scaldarlo ciclicamente in modo da “ricuocerlo” e permettere alla lega di stirarsi senza causare strappi alla lamina.
Fondamentale, durante la fase di “ricottura” del metallo, sarà prestare attenzione affinché la lamina non si bruci superficialmente, se mentre la scaldate noterete che il metallo inizia ad avere delle reazioni come se iniziasse a “sudare” vorrà dire che avrete già passato il limite oltre il quale non sarà più utilizzabile per reticolare, ed in quel preciso punto non si verificherà il pattern richiesto. Ponete dunque attenzione nel gestire il fuoco affinché la lamina possa riprendere elasticità tramite la ricottura, ma non portatela mai ad una temperatura elevata, una buona regola è quella di mantenersi al disotto della temperatura di saldatura.
Procedete in questo modo fino ad uno spessore compreso tra i 6/10 e gli 8/10 (0,6mm e 0,8mm), non posso escludere categoricamente che la reticolazione avvenga anche con spessori maggiori, ma per esperienza consiglio uno spessore contenuto per facilità di apprendimento.

– Lo SBIANCAMENTO:

Questo è sicuramente il punto chiave della reticolazione, ma che cos’è lo sbiancamento della lamina?
Ebbene, la reticolazione NON è l’unica tecnica che richiede questo processo, motivo per il quale è buona regola segnarsi questo termine e tenerlo da parte nel caso in cui ci venisse in mente di approcciarci a qualche altra tecnica.

Sbiancare il metallo significa principalmente effettuare una serie di processi semplici e ripetuti che porteranno al generarsi di uno strato superficiale di ARGENTO PURO.
Come otteniamo questo risultato? Molto semplice! Adagiamo la nostra lastra sul piano ove usiamo il fuoco e semplicemente passiamo su di essa una fiamma morbida in modo tale da causarle il maggior quantitativo di ossidazione possibile. Quando la superficie della nostra lamina sarà sufficientemente ossidata la getteremo ancora calda dentro gli acidi o nei sali di sbiancamento, ove verrà lasciata fino alla completa disossidazione.

Ripetiamo questa pratica per ALMENO 5 o 6 VOLTE, dopodiché noteremo che la nostra lastra avrà un candidissimo aspetto bianco opaco, a quel punto avremo preparato il metallo a dovere.

Per completezza di informazioni specifichiamo che la reticolazione è un processo che avviene proprio di conseguenza ad uno specifico rapporto tra ARGENTO e RAME, permettendo all’argento di arrivare ad una temperatura prossima alla fusione, ma mantenendo grazie al rame una struttura adatta a consentirci la lavorazione della lastra in seguito alla reticolazione.

– ED ORA RETICOLIAMO!!

Una volta completata la preparazione della lega, procediamo con il pezzo forte della tecnica, diamo vita al pattern! Come fare?
Innanzitutto prendiamo i nostri bei mattoncini refrattari e lanciamoli dalla finestra! Non intendo dire che la reticolazione non sia fattibile usando i mattoncini refrattari, ma sicuramente ci ostacolano in un processo per il quale la corretta gestione della temperatura sul metallo incide in maniera così importante!

Per tale motivo spolveriamo il nostro caro e vecchio mattoncino in CARBONE e lo utilizziamo per accogliere la lamina sbiancata durante il processo di reticolazione.

Arrivati a questo punto, esistono varie teorie sulla realizzazione dei reticoli:

1) Qualcuno ritiene che sia efficace utilizzare contemporaneamente due fiamme, una più vasta che aiuti a distribuire in maniera omogenea il calore, mentre un’altra più penetrante porta la lastra a reticolare.
2) Altri preferiscono utilizzare una sola fiamma molto molto penetrante (addirittura una microfiamma), effettivamente il risultato ottenuto dall’utilizzo di questa fiamma genera delle grinze molto molto fitte ed accentuate, adatta esclusivamente a chi vuole un pattern davvero evidente e che attiri l’attenzione.
3) io, per i miei gioielli, utilizzo una fiamma media, la stessa che utilizzo quotidianamente per fare il 99% delle operazioni di laboratorio, il pattern così generato è evidente ma non troppo fitto, genera coste ampie e lunghe che risultano maggiormente digeribili ad un occhio non abituato alle lavorazioni simil grezzo.

Una volta scelta la vostra fiamma ed adagiata la lastra sbiancata sul mattoncino di carbone, procedete reticolando, muovete costantemente la fiamma sulla lastra in modo da diffondere il calore in modo omogeneo, dopo aver assunto la colorazione rosata della ricottura, il metallo inizierà a reagire alla lama della vostra fiamma in modo inusuale, comincerà dapprima a liquefarsi superficialmente per poi, appena dopo la lieve liquefazione, aggrottarsi ed arricciarsi in reticoli ramificati che seguiranno l’espandersi del calore generato dalla punta della vostra fiamma.

Un consiglio fondamentale è sicuramente quello di non concentrarsi eccessivamente su un solo punto ma di far camminare la reticolazione in modo piuttosto rapido in modo da non portare il metallo a bruciarsi o fondersi, in quel caso il gioco finisce in breve tempo e prima di poter reticolare nuovamente dovrete rifare tutto da capo..

– L’ UTILIZZO:

Una volta completato il processo rimetteremo la lastra reticolata nei nostri acidi/sali per pulirla.
E’ comune che la lastra in seguito alla reticolazione sia un po’ più difficoltosa da utilizzare, non solo per aver rimosso tramite il processo di sbiancamento una buona quantità di argento rendendo la lastra più incline allo spezzamento, ma anche perché strutturalmente la reticolazione genererà zone di maggiore uniformità e zone di maggiore difformità.

Un buon metodo per evidenziare la reticolazione è senz’altro alternare le zone ancora bianche di acidi/sali a punti scintillanti ottenuti passando il brunitoio sulla parte più alta delle coste della reticolazione, in questo modo i “rami” dei reticoli saranno lucidi e scintillanti, mentre la parte più bassa sarà bianca opaca.

Un altro modo è giocare con il niello in polvere disponendolo nelle crepe dei reticoli evidenziando ogni singola grinza del metallo.

Buon divertimento!

Emanuele Cannoletta
Dottore in architettura e diplomato all'accademia di arti orafe di Firenze, esperto in gemmologia, oreficeria e lavorazione artistica dei metalli, maestro incisore, tagliatore di gemme.
Ha esposto a fiere internazionali di settore tra cui Monaco di Baviera e Shanghai.
Consulente tecnico e perito gioielliere.
Responsabile di laboratorio per Cannoletta antica gioielleria, fondatore e dirigente del Laboratorio Lunamante.
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