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Tra moda e cinema – I BIJOUX DELLE DIVE

Autore: Fabio Dell'Orto | 31 maggio 2011

Alla fine degli anni ’20 il gioiello “da bigiotteria” inizia a prendere quella strada che lo porterà ad essere costume jewelry, un prodotto industriale che per avere successo deve rinnovarsi continuamente interpretando ed influenzando il gusto del pubblico. Si apre lo spazio culturale del bijou come oggetto di manipolazione, invece che come accumulo di materia, in cui lo stile supera la “cosa”.

Gli anni ’30 sono il decennio degli effetti della Grande Depressione in cui i problemi della moda passano in secondo piano, così come lo stile del decennio precedente. Sono milioni le persone senza lavoro, perciò si fa forte il sogno di un auspicabile benessere economico e di un nuovo lusso.
Il culto del corpo solido e vigoroso diventa punto fondamentale dei regimi totalitari e il predominio delle linee marcate e nette ha il suo effetto anche sulla moda che diventa più semplice nelle forme e nei tessuti: si usano il tweed e la lana. Le donne acquisiscono maggiore sicurezza, lo si vede anche dal trucco.
Ma è anche il decennio delle grandi dive di Hollywood che con le loro immagini esorcizzano la fatica delle famiglie a vivere nella realtà che le circonda.

In “Via Col Vento”, per la prima volta, vengono usati gioielli falsi: si tratta di gioielli molto grandi e vistosi che in questo modo risultano visibili durante le riprese; tale pratica porterà a risparmiare molti dollari che precedentemente venivano impiegati per l’affitto di grandi gioielli veri!
Marily Monroe nel film “Gli uomini preferiscono le bionde” cantava il celebre motivo in cui declamava i diamanti come i migliori amici delle donne. In realtà i gioielli da cui è circondata sono splendidamente falsi!

La crisi economica fa perdere numerosi clienti ai gioiellieri, perciò molti di essi iniziano a produrre accanto alla linea di gioielli veri una linea di bijoux, falsi ma eccellenti per stile e fattura, favorendo i disegnatori emigrati sin dal secolo precedente in Rhode Island, soprattutto a Providence, in cui si diffusero a macchia d’olio le industrie del settore. Emergono le più importanti case di bigiotteria firmata e si affaccia la pratica del brevetto del gioiello di fantasia.
I bijoux iniziano ad essere venduti nei grandi magazzini offrendo collezioni ricche e fantasiose che cambiano ad ogni stagione. Si realizza così un incredibile paradosso, per cui un prodotto industriale, divenendo di gran moda, esprime l’essere di chi lo sceglie e supplisce così proprio ad uno degli effetti negativi dell’industrializzazione: l’incomunicabilità.

Bijoux

Indossando un gioiello sfoggiato da una diva o una spilla di Natale si lanciano una serie di messaggi chiari e coinvolgenti.
L’uso del bijou diventa il segno di una progressiva democratizzazione della società e della maggiore importanza del ruolo della donna, che vale non per la famiglia a cui appartiene e di cui eredita i gioielli, ma per le sue capacità e doti, anche di eleganza e fantasia, che si riflettono nel successo della bigiotteria.

Articolo di Marco Parravicini, Gioielleria Parravicini Varese.

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