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Niente più cadmio per i gioielli è tossico

Autore: Fabio Dell'Orto | 8 agosto 2011

L’Unione europea vieta l’uso del cadmio nei gioielli. Il metallo argenteo dai riflessi azzurrognoli è tossico e cancerogeno, oltre che dannoso per l’ambiente.
È presente in dosi elevate nella bigiotteria low cost importata dalla Cina. Braccialetti e collanine, spesso destinate anche ai più piccoli, che a contatto con la pelle sprigionano la sostanza potenzialmente cancerogena. In Europa non si potrà più usare a partire da dicembre.

Perciò non potrà più essere impiegato per realizzare monili a basso costo, come i ciondoli e i bracciali, che si comprano sulle bancarelle, spopolano nei mercatini e nei mesi estivi vengono venduti anche in spiaggia. Lo stop arriva dalla Commissione Europea con una norma che modifica il Reach e mette al bando la sostanza a partire dal prossimo 10 dicembre. Il divieto d’uso del cadmio riguarda anche gli oggetti di plastica di tutti i tipi e gli strumenti usati per la brasatura (il processo industriale di fusione dei metalli, che emana fumi altamente pericolosi per la salute). Gli utensili in PVC contenenti quantità minime di cadmio saranno riciclati e rimessi in vendita con un logo speciale. Restano esclusi i gioielli di antiquariato già in commercio.

La norma mira a proteggere soprattutto i bambini, i più esposti ai rischi. A riaccendere l’allarme è stato un recente studio, realizzato dall’Università americana di Ashland, nell’Ohio e pubblicato sulla rivista “Environmental health perspectives”. Il rapporto ha evidenziato la presenza di alti livelli di cadmio nella bigiotteria d’importazione cinese, molto diffusa negli Usa. Indossando collanine ed orecchini apparentemente innocui, la sostanza viene assorbita dalla pelle e si accumula nell’organismo dove resta per diversi decenni, causando osteoporosi e tumori a reni, che si manifestano solo a distanza di tempo. Il metallo diventa ancora più nocivo se entra in contatto con la lingua (come accade ai bambini che tendono a inserire in bocca i giocattoli), soprattutto se la superficie del gioiello è usurata o scalfita in alcuni punti. Dati confermati anche da un’altra ricerca commissionata dall’UE, che ha spinto all’adozione del provvedimento. Si tratta di una misura che incoraggia anche il riciclaggio dei rifiuti di PVC, cosa che rappresenta un importante progresso negli sforzi intesi a risparmiare risorse.

La norma in vigore dal prossimo dicembre è solo l’ultimo atto della battaglia contro il cadmio, che l’Unione europea conduce sin dagli anni 80. Risale al 1988, infatti, la prima risoluzione con cui il Consiglio dell’UE invitava la Commissione a prendere misure per proteggere l’ambiente acquatico. Nel 1992 la direttiva 76/769/CEE, vietò l’impiego della sostanza come colorante e stabilizzatore nella plastica e nelle pitture, uno degli usi principali del metallo, scoperto nel 1817 in Germania da Friedrich Strohmeyer, che è contenuto anche nei frutti di mare e nelle pile ricaricabili (al nickel-cadmio). Il suo utilizzo fu ancora consentito per anni in alcuni tipi di PVC rigido, in attesa di trovare soluzioni alternative. Le industrie europee della plastica hanno cominciato a ritirarlo progressivamente nel 2001 con il programma “Vinyl 2010”.

Nel 2004 sono state imposte restrizioni al suo uso anche nelle batterie e nell’elettronica. Nonostante gli sforzi per debellarlo, l’uomo viene in contatto con il cadmio anche nella vita di tutti i giorni, inalandolo attraverso il fumo delle sigarette, o respirando l’aria inquinata delle grandi metropoli: le più colpite sono quelle nipponiche, con livelli di concentrazione significativi.

Articolo di Marco Paravvicini di Gioielleria Parravicini Varese.

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