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LA VERGINE AMETISTA

Autore: Fabio Dell'Orto | 24 maggio 2010

Quattro passi nel mondo della Gemmologia – 1.a puntata; a cura di Enrico Cannoletta.

La gioielleria, specialmente ad alti livelli, è fortemente influenzata, oltre che dal gusto del bello, anche dalla scelta delle gemme che, se presenti, estrinsecano l’espressione del designer, e contribuiscono a conferire il carattere del gioiello.

E’ utile quindi gettare uno sguardo curioso sul mondo della Gemmologia.

Avvicinandosi ad esso, potremo velocemente appassionarci e divertirci a scoprire i segreti di ogni singola gemma, risalire agli aneddoti storici o alle leggende, ripercorrere le tappe delle scoperte, per meglio valutarne rarità e bellezza.

Gemme

Attraverso i secoli, il fascino che le avvolge ha fatto si che ad esse siano state attribuite facoltà terapeutiche o addirittura magiche. E’ nozione storica che antichi cerusici consigliassero di triturare e inghiottire una perla quale cura contro il dolore di stomaco: in questo caso, se pensiamo che la perla è in effetti un carbonato, il rimedio aveva una sua ragione d’essere.

Senza dubbio meno credibile l’abitudine di utilizzare un’applicazione di rubino per arrestare l’emorragia!

Avremo modo quindi, se i lettori avranno la pazienza di sopportarmi, di scandagliare questi aspetti del mondo delle gemme, così come le caratteristiche propriamente tecniche.

Inizierei con una leggenda molto simpatica e delicata. Vi siete mai chiesti perché l’ametista si chiami in questo modo.

Il motivo va ricercato addirittura nella mitologia greca antica.

Si narra infatti che Bacco si fosse invaghito di una giovane vergine, appunto Ametista, e provasse di tutto per circuirla. La giovane in effetti non voleva saperne di lui, che sebbene un dio dell’Olimpo, evidentemente non rispondeva ai comuni canoni di bellezza.

Offeso da un ulteriore rifiuto, Bacco si arrabbiò al punto di voler scatenare contro l’incolpevole vergine una bestia feroce che stava transitando nelle vicinanze. Vistasi perduta, Ametista cercò la salvezza pregando Diana, dea della caccia, la quale, colta di sorpresa non trovò nulla di meglio che trasformare la giovane in roccia. Ripresosi dalla collera che lo aveva accecato, Bacco si rese conto dell’ingiustizia perpetrata e, per rimediare parzialmente, volle onorare Ametista versando sulla roccia il più prelibato tra i suoi vini: la roccia lo assorbì al punto di assumere quella delicata e splendida colorazione viola che oggi noi possiamo ammirare.

Enrico Cannoletta

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