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L’EMERSIONE DEI DIAMANTI.

Autore: Fabio Dell'Orto | 17 luglio 2013

/style>Da “IL SIGNORE DEI DIAMANTI”…di Francesco Foti

 

Sappiamo che i diamanti sono stati portati in superficie da una roccia vulcanica chiamata kimberlite, dal nome della città di Kimberley in Sud Africa dove è stata scoperta la prima volta.

Esistono moltissime forme di kimberlite; alcuni tipi, come la yellow ground, ben conosciuta dai minatori sudafricani, risultano notevolmente alterati dagli agenti atmosferici, mentre la blue ground, che si trova a profondità molto maggiori, non avendo subito alterazioni, si presenta come una roccia molto dura di color grigio scuro con riflessi azzurri.

Si ritiene quindi che i diamanti si siano formati proprio nella Kimberlite al punto che questa viene definita “Roccia Madre”.

Le eruzioni di Kimberlite si sono verificate in piccoli vulcani, i cui resti sono ben noti, grazie elle osservazioni compiute a notevole profondità nelle miniere.

Alcuni di questi vulcani non hanno subito alcuna erosione, ed essendosi formati dei laghi nei loro crateri, i sedimenti depositati sono rimasti in loco.

Rimane a questo punto da stabilire come abbiano fatto i diamanti a raggiungere la superficie.

E’ evidente, e non può essere diversamente, che solo una pressione ed una temperatura molto elevate, associate ad una velocità di risalita del magma kimberlitico non inferiore ai 70 Km/h, hanno spinto i cristalli di diamante fino in superficie impedendo la loro trasformazione in grafite.

E queste eruzioni avvenivano attraverso fenditure profonde che collegavano il mantello alla superficie della crosta terrestre.

E nel processo di risalita del magma diamantifero, quando questo raggiunge il livello di meno 2 Km., si produce una violenta esplosione che provoca un raffreddamento brutale preservando così i diamanti dalla combustione.

La kimberlite ha raggiunto la superficie, e con essa i diamanti contenuti, attraverso i canali eruttivi di piccoli vulcani che vengono sistematicamente identificati ed ispezionati nel corso delle prospezioni minerarie a notevole profondità.

In molti crateri di questi antichi vulcani si sono formati dei laghi preservando i materiali sottostanti che quindi non hanno subito trasformazioni di sorta nel corso dei millenni.

Tali crateri si presentano come dei coni rovesciati che si restringono verso il basso e contengono generalmente una grande quantità di brecce, testimoni della violenza delle antiche esplosioni vulcaniche.

Tali brecce sono la conseguenza della cementazione di frazioni rocciose di diverse dimensioni che si sono fusi nella lava di kimberlite sotto forma di sassi di varie dimensioni ma sempre tendenzialmente piccoli.

Una volta che i cristalli di diamante hanno raggiunto la superficie terrestre, la kimberlite, a causa dell’azione erosiva degli agenti atmosferici, libera i diamanti che, anche in virtù della loro leggerezza, vengono facilmente trasportati dalle acque di torrenti e fiumi verso il mare aperto disperdendosi nelle grandi masse di sedimenti che si trovano nei fondali prospicienti soprattutto le foci dei grandi fiumi.

Si verifica comunque spesso che l’azione congiunta di mareggiate e correnti costanti a carattere prevalentemente locale, respinga verso riva tali diamanti radunandoli in aree circoscritte ben note ai cercatori che operano in loco che provvedono alla raccolta tramite delle potenti idrovore.

Il materiale portato così su delle enormi zattere viene selezionato in loco dando spesso ottimi risultati di raccolta.

Ma anche le aree a terra rappresentano ottimi bacini di prelievo dove si concentra la ricerca dei minatori.

Se idealmente vogliamo seguire il “cammino” che compiono i diamanti, dal punto di affioramento in superficie fino al mare, nel corso di secoli di prospezioni si è appreso che questi si trovano disseminati praticamente lungo tutto il percorso dando origine a giacimenti che vengono definiti alluvionali e che segnano la “rotta” di questi splendidi cristalli nel corso della loro migrazione verso il mare.

E’ evidente che i cercatori concentrano le loro ricerche là dove le possibilità di ritrovamento sono maggiori.

E facendo una riflessione sul fatto che il diamante, essendo il più duro fra tutti i minerali, non dovrebbe mostrare differenza alcuna tra i cristalli che si trovano ancora negli imbuti di affioramento rispetto a quelli che hanno affrontato la lunga migrazione verso il mare, si rileva che anche in questo caso il diamante dà dimostrazione della sua unicità.

Infatti se è vero, come è vero, che è il minerale più duro e anche vero che è relativamente fragile e mal sopporta urti e scosse violente.

Questo fa sì che nel corso della sua migrazione avviene una selezione naturale che penalizza i cristalli che si trovano ancora negli imbuti dove sono stati soggetti a sollecitazioni a volte violente, rispetto a quelli che hanno raggiunto le zone antistanti le aree marine senza subire traumi di sorta e che quindi si presentano più integri e più belli rispetto ai primi.

Questo spiega il perché nelle terrazze marine dell’Africa sudoccidentale si trovano molti più diamanti di alta qualità rispetto a quelli che vengono trovati negli imbuti di kimberlite.

Categoria: Diamanti in Blister | Nessun Commento »

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